Se cerchi “imagen 3” oggi, ti do subito la verità verificata a ottobre 2026. Imagen 3 e Imagen 4 sono spenti sulla Gemini API: Imagen 4 era stato deprecato, con chiusura prevista dal 17 agosto 2026. Google ha spostato tutta la generazione immagini sul ramo nativo di Gemini, soprannominato Nano Banana. Il generatore c’è ancora, ma non si chiama più Imagen.
So che sembra un cambio di rotta brusco. Io lavoro ogni giorno con questi modelli: nel giro di pochi mesi il nome “Imagen” è passato da fiore all’occhiello di Google DeepMind a tecnologia in dismissione. Qui ti spiego cos’è stata la famiglia Imagen, cosa sa fare, dove la usi oggi (in Italia compresa), come si pagano i modelli attuali, e soprattutto cosa ti conviene usare adesso al posto di un modello che è stato spento. Il pezzo fa parte della mia guida su come creare immagini con l’AI gratis.
Imagen 3 e Imagen 4: lo stato reale a ottobre 2026
Partiamo dalla cosa che nessun articolo italiano dice chiaramente, ed è il motivo per cui questo pezzo esiste. Imagen 3, il modello che molti cercano ancora per nome, non è più accessibile sulla Gemini API: Google indica esplicitamente che è stato dismesso. Imagen 4 è uscito a maggio 2025 ed è già stato spento: era stato deprecato, con spegnimento fissato al 17 agosto 2026. La documentazione consiglia di migrare verso i modelli image di Gemini.
Tradotto: se apri l’app Gemini e generi un’immagine, dietro non c’è più Imagen 3 ma il ramo nativo di Gemini. La parola “Imagen” resta solo nei vecchi articoli e nelle guide di migrazione, ma come prodotto è stata assorbita. Non è un dettaglio da poco. Chi si affeziona al nome rischia di costruire un flusso di lavoro su un modello che oggi non risponde più.
Cos’è la famiglia Imagen e da dove arriva
Imagen è la famiglia di modelli text-to-image sviluppata da Google DeepMind. Text-to-image significa che parti da una descrizione testuale (il prompt) e il modello costruisce l’immagine da zero, senza bisogno di un’immagine di partenza. È l’approccio classico dei generatori dedicati, diverso dall’editing conversazionale che vediamo tra poco.
Il progetto nasce come ricerca e diventa prodotto nel giro di qualche anno. La prima versione era una dimostrazione scientifica, non uno strumento che potevi usare. Con le versioni successive Google ha alzato progressivamente la qualità del fotorealismo, la resa del testo dentro le immagini e le risoluzioni disponibili, fino a portare Imagen dentro l’app Gemini, ImageFX e Vertex AI. Ecco la timeline verificata.
| Versione | Rilascio | Stato a ottobre 2026 |
|---|---|---|
| Imagen 1 | maggio 2022 | storico, mai reso pubblico |
| Imagen 2 | dicembre 2023 | storico |
| Imagen 3 | agosto 2024 | spento sulla Gemini API |
| Imagen 4 | 20 maggio 2025 (Google I/O) | spento sulla Gemini API (dismissione dal 17 agosto 2026) |
La lettura della tabella è semplice: nessuna versione di Imagen è oggi la scelta su cui costruire. Le prime due sono reperti da museo. La terza è già spenta lato API. La quarta aveva sul calendario una data di chiusura, il 17 agosto 2026, ed è stata spenta. Il ramo vivo e in crescita è un altro, e lo vediamo nella sezione dedicata a Nano Banana.
Cosa sa fare Imagen: capacità reali
Nonostante la dismissione, vale la pena capire cosa sapeva fare Imagen, perché molte di quelle capacità sono confluite nei modelli attuali. Ti riporto solo quello che è documentato, senza inventare percentuali di accuratezza o tempi di generazione che su altri blog girano senza fonte.
Fotorealismo e stili. Imagen 3 era forte sulle immagini fotorealistiche e su un’ampia varietà di stili artistici. Nell’app Gemini l’output tipico era un JPG quadrato a 2048x2048 pixel in formato 1:1. Il punto debole storico era il testo dentro l’immagine, spesso impreciso.
Risoluzioni e formati con Imagen 4. Imagen 4 ha alzato l’asticella. Risoluzione fino a 2K nelle varianti Standard e Ultra (la Fast si fermava a una risoluzione più bassa), cinque proporzioni disponibili (1:1, 3:4, 4:3, 9:16 e 16:9) e da una a quattro immagini per generazione. La resa del testo dentro l’immagine è migliorata in modo netto rispetto a Imagen 3: un salto importante per chi genera loghi, cartelli, copertine o grafiche con parole leggibili. Esisteva anche una variante Fast, pensata per generare più in fretta a costo inferiore.
SynthID sempre attivo. Tutte le immagini prodotte dai modelli Google portano SynthID, il watermark che segnala l’origine sintetica del contenuto. Ne parlo meglio più avanti, perché è un punto onesto che molti articoli glissano.
Qui sotto trovi un esempio storico realizzato con Imagen 4. È uno dei pochi output del modello che circolano con una licenza libera verificabile. L’ho incluso perché rende bene l’idea del livello di dettaglio su paesaggi e luce, uno dei punti forti della quarta versione.
Imagen vs Nano Banana vs Gemini: chiariamo i nomi
Qui si crea la confusione più grande, quindi mettiamo ordine una volta per tutte. Ci sono tre parole che sembrano tre prodotti diversi ma non lo sono nel modo in cui pensi.
Imagen è la famiglia text-to-image dedicata di DeepMind: genera una scena da zero, è storicamente forte su fotorealismo e (dalla v4) sulla tipografia, ed è più “modello a sé”. Nano Banana non è un prodotto separato: è il soprannome della generazione immagini nativa dentro Gemini, il modello multimodale che capisce testo e immagini insieme. È pensato per l’editing conversazionale (gli dici “cambia il cielo”, “aggiungi una persona a sinistra”) e per l’iterazione veloce. Gemini è l’app e la famiglia di modelli dentro cui tutto questo vive.
Nel 2026 Google ha deciso di far convergere tutto su Nano Banana e di ritirare il ramo Imagen. Il messaggio pratico è questo: chi oggi cerca “Imagen 3” e apre Gemini per generare un’immagine sta già usando Nano Banana senza saperlo. La guida operativa dell’app dove tutto questo accade l’ho scritta qui: creare immagini con Gemini. E se ti interessa il modello top per i compiti complessi, che ha di fatto sostituito Imagen sul fronte qualità, ne parlo in dettaglio in Nano Banana Pro.
| Imagen (3/4) | Nano Banana (Gemini Image) | |
|---|---|---|
| Cos'è | Famiglia text-to-image dedicata DeepMind | Generazione immagini nativa dentro Gemini |
| Come lavora | Costruisce la scena da zero dal prompt | Editing conversazionale, prompt testo + immagine |
| Punto forte | Fotorealismo, tipografia (v4) | Iterazione veloce, modifiche in chat, coerenza |
| Stato 2026 | Imagen 3 e Imagen 4 spenti | Ramo attivo su cui Google converge |
| Dove lo usi | Non più disponibile (storico app Gemini) | App Gemini, AI Studio, API |
Come accedere al generatore immagini di Google oggi
Adesso la parte pratica. “Imagen” come nome sta sparendo, ma il generatore di Google è vivo e lo raggiungi da più porte d’ingresso. Te le elenco dalla più semplice alla più tecnica.
App e sito Gemini. È la via più diretta e gratuita. Ti serve solo un account Google: scrivi il prompt anche in italiano e ottieni l’immagine. Ripeto il punto chiave: qui il motore oggi è Nano Banana, non più Imagen 3. Per l’uso quotidiano è quello che consiglio alla maggior parte delle persone.
ImageFX e Whisk (Google Labs). Erano strumenti sperimentali e gratuiti: a febbraio 2026 Google ha annunciato che le loro parti migliori confluiscono in Flow, quindi conviene generare le immagini da lì. ImageFX era un’interfaccia con controlli sul prompt; Whisk lavorava combinando immagini di riferimento. Oggi i loro indirizzi su labs.google portano direttamente a Flow: controlla lì cosa è ancora disponibile.
Google AI Studio e Gemini API. Questa è la porta per chi sviluppa. In AI Studio provi i modelli in un ambiente visuale; con l’API li integri nelle tue applicazioni, pagando a consumo.
Vertex AI. È la piattaforma enterprise di Google Cloud (oggi la documentazione la chiama Gemini Enterprise Agent Platform). Ha un ciclo di vita dei modelli separato rispetto alla Gemini API consumer. Gli endpoint Imagen sono stati discontinuati anche qui, con migrazione consigliata verso i modelli Gemini Image: verifica sempre lo stato dei singoli endpoint nella documentazione. È pensata per aziende con requisiti di governance e conformità. Se il tuo caso è aziendale e ti serve sapere dove risiedono i dati, guarda la documentazione di Google Cloud.
Google Workspace. La generazione immagini è integrata anche negli strumenti di produttività come Documenti, Presentazioni e Vids, per creare visual senza uscire dal documento.
Disponibilità in Italia e in Europa: cosa funziona e cosa no
Questo è il punto che in Italia interessa di più e che quasi nessuno tratta con precisione. Te lo dico netto, distinguendo cosa è disponibile e cosa no.
La generazione base di immagini in Gemini è disponibile in Italia, funziona con prompt in italiano e ti basta l’account Google. Su questo fronte non sei tagliato fuori: apri l’app, scrivi, generi. Le differenze riguardano le funzioni personalizzate. Google rilascia per paese e per piano alcune funzioni di Gemini che usano i tuoi dati o il tuo aspetto, e non ho trovato una fonte ufficiale che dica quali siano attive in Italia: controlla nell’app e nella pagina di assistenza di Google. In pratica puoi generare persone generiche, ma non dare per scontato che le funzioni sul tuo volto personale o su identità reali siano disponibili.
C’è anche una nota storica utile. La versione base di Imagen 3 tendeva a non generare persone reali, e per certe funzionalità avanzate serviva un piano a pagamento: all’epoca il riferimento era Gemini Advanced. Oggi quel nome non esiste più: i piani si chiamano Google AI Plus, Pro e Ultra e cosa includono può essere diverso. Prendila come una nota storica, non come una guida ai piani attuali.
Come si pagano i modelli: storico Imagen e modelli attuali
Passiamo ai costi, senza cifre che invecchiano. Nell’app Gemini c’è un livello gratuito; via API (Google AI Studio e Gemini API) si paga a consumo, per immagine generata. Imagen 4 aveva tre varianti (Fast, Standard e Ultra) con costi diversi, ma oggi nessuna si può più usare perché il modello è spento. I prezzi, i crediti e le quote cambiano spesso: per quelli di oggi guarda la pagina ufficiale. La tabella qui sotto ti dice invece quali modelli sono ancora in campo.
| Modello | Stato | Nota |
|---|---|---|
| Imagen 4 (Fast, Standard, Ultra) | spento | non si può più usare |
| Gemini 2.5 Flash Image (Nano Banana originale) | legacy | Google consiglia i più recenti |
| Gemini 3 Pro Image (Nano Banana Pro) | attivo | qualità top, 4K, world knowledge |
| Gemini 3.1 Flash Image (Nano Banana 2) | attivo | modello gratuito nell'app |
| Nano Banana 2.1 | attivo | consigliato da Google per i nuovi progetti |
Due letture pratiche. Primo: Imagen 4 aveva anche una variante Fast pensata per generare più in fretta a costo inferiore, ma oggi nessuna variante si può più usare: il modello è stato spento, con chiusura prevista dal 17 agosto 2026. Secondo: Nano Banana Pro è la fascia alta e costa di più dei modelli Flash, ma non è un capriccio. Paghi la risoluzione 4K, la coerenza tra più immagini e la conoscenza del mondo che quel modello porta. Per un uso normale, Nano Banana 2 e 2.1 restano l’equilibrio migliore tra costo e qualità.
SynthID: cosa resta scritto nell’immagine
Lo dico sempre perché è onesto e nessuno lo spiega bene: tutte le immagini che generi con i modelli di Google portano SynthID. È un watermark che marca il contenuto come generato dall’AI. Nei prodotti gratuiti è presente in due forme: una invisibile, inserita dentro i pixel, e una visibile, applicata all’immagine.
A cosa serve saperlo. Se generi un’immagine per un uso qualsiasi, sappi che porta un marcatore d’origine. Non è pensato per essere rimosso: la sua funzione è la tracciabilità del contenuto sintetico, una cosa che con l’AI Act europeo diventa sempre più rilevante. Non ti sto dicendo che è un problema. Ti sto dicendo di saperlo prima, non dopo.
La spiegazione ufficiale di come funziona è nella pagina di SynthID di Google DeepMind.
Cosa usare davvero oggi al posto di Imagen
Arriviamo al consiglio pratico, quello per cui probabilmente sei qui. Se oggi vuoi generare immagini con la tecnologia di Google, non partire da Imagen. Ecco cosa faccio io e cosa suggerisco.
Per l’uso quotidiano gratuito, apri l’app Gemini e lavora con Nano Banana 2: prompt in italiano, editing conversazionale, risultati veloci. Con un piano Google AI a pagamento hai Nano Banana 2.1, che Google presenta come il suo miglior modello per generare e modificare immagini. Se ti serve la qualità massima, la risoluzione 4K o la coerenza tra più immagini di un progetto, guarda a Nano Banana Pro: ha di fatto ereditato il ruolo di Imagen su fotorealismo e testo. Se sviluppi e ti serve integrazione, lavora con la Gemini API e i modelli Gemini Image, non con gli endpoint Imagen, che non esistono più. Se sei un’azienda con requisiti di conformità e residenza dati, il tuo posto è Vertex AI: lì verifichi endpoint e ciclo di vita caso per caso.
La sintesi è una sola: Imagen è stato un ottimo modello, ma il futuro della generazione immagini di Google si chiama Nano Banana dentro Gemini. Oggi su Imagen non si può più costruire: la data di scadenza è passata.
Conclusione
Se sei arrivato fin qui cercando Imagen 3, spero di averti risparmiato una brutta sorpresa. Il modello che molti nominano ancora è spento. Il suo successore Imagen 4 è stato spento, con chiusura prevista dal 17 agosto 2026. La generazione immagini di Google è migrata dentro Gemini con il nome Nano Banana. La buona notizia è che la qualità non è andata persa, anzi: è cresciuta ed è più facile da usare, con prompt in italiano e modifiche in chat. Devi solo cercare nel posto giusto, che non si chiama più Imagen.
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Fonti
- Google - Imagen su Gemini API (documentazione)
- Google - Prezzi Gemini API
- Google DeepMind - Gemini Image (l’indirizzo di Imagen oggi porta a questa pagina)
- Google - Generazione immagini con Gemini
- Google Developers Blog - Imagen 4 su Gemini API
- Google Cloud - Imagen su Vertex AI
- Google Firebase - Migrazione dai modelli Imagen
- Google Cloud - Note di rilascio di Vertex AI
- Google Blog - Aggiornamenti di Flow (febbraio 2026)
- Google DeepMind - SynthID
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