Prima l'occhio, poi lo strumento.
Sono Erika. Vengo dall'estetica e dal lusso, e oggi uso l'AI per dare ai brand campagne di qualità, senza i costi di una produzione tradizionale.
▢ erika · ritratto
▢ erika · al lavoroNon arrivo dalla tecnologia.
Ho passato anni in cabina e nelle spa di hotel di lusso: la cura, i dettagli, il cliente esigente li ho conosciuti da dentro. Poi è arrivato il marketing, per crescere e capire davvero i brand. E infine l'AI, quando ho visto la leva che dà a chi la sa guidare.
Da bambina volevo dare forma ai mondi che immaginavo, ma non avevo lo strumento giusto. Oggi quello strumento esiste, e lo metto al servizio dei brand: non tecnologia fine a se stessa, ma un'idea che diventa immagine, e che vende.
Tre tappe, un'unica direzione.
Estetica e lusso
Anni in cabina e nelle spa di hotel di lusso. La cura, i dettagli, il cliente esigente: li ho conosciuti da dentro. È lì che ho fatto l'occhio.
Marketing e comunicazione
Per crescere e farmi vedere ho studiato come comunicano i brand. Un mestiere nel mestiere, che oggi mi fa capire cosa serve davvero a chi ho davanti.
AI
Il salto. Ho visto la leva che l'AI dà a chi la sa guidare, e ho costruito il mio studio attorno a questo: qualità da produzione, senza i costi di una produzione.
Il mio approccio all'AI.
Quattro principi che guidano ogni progetto.
L'AI è il pennello, non il cervello
Le idee, la direzione e le scelte restano mie. L'AI è lo strumento che le realizza.
Dall'idea alla forma, più in fretta
Quello che prima richiedeva troupe, set e settimane oggi si realizza in tempi e costi molto più contenuti, senza rinunciare alla qualità.
Trasparenza
Non nascondo l'uso dell'AI. Preferisco un rapporto chiaro: conta il risultato, e conta come ci si arriva.
Non toglie il lavoro, lo sposta
Meno esecuzione tecnica, più pensiero: strategia, direzione creativa e ricerca continua su strumenti che evolvono ogni mese.
▢ unseen · posterUNSEEN
Il cortometraggio che mi ha portata tra i finalisti dell'AI for Good Film Festival di Ginevra, luglio 2026.
Racconta una pittrice cieca che, grazie all'AI, accede per la prima volta ai propri colori. L'ho realizzato in AI proprio per non prendere il volto o la voce di una persona realmente ipovedente: il mezzo è il messaggio, l'AI come accesso e non come scorciatoia. È la stessa idea che porto nel lavoro per i brand.
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