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Unseen: come è nato il mio primo cortometraggio AI, tra i finalisti del festival ONU

Il dietro le quinte di UNSEEN, cortometraggio AI di Erika Taranto finalista all'AI for Good Film Festival 2026 di Ginevra: la storia di Iris, gli strumenti usati e le scelte di regia.

Erika Taranto Erika Taranto
Selezione ufficiale · AI for Good 2026 5 min di lettura
Unseen: come è nato il mio primo cortometraggio AI, tra i finalisti del festival ONU
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Il dietro le quinte di UNSEEN, la storia di Iris, una pittrice cieca, e di un’intelligenza artificiale che impara a starle accanto. Un film costruito da sola, un’inquadratura alla volta, selezionato tra i dieci finalisti dell’AI for Good Film Festival 2026 dell’ITU a Ginevra.

Da dove è partito tutto

UNSEEN nasce da una domanda semplice: cosa vuol dire creare qualcosa di bello e non poterlo mai vedere.

La protagonista è Iris, una pittrice cieca dalla nascita. Dipinge con le mani, riconosce i colori dall’odore e dalla consistenza, mescola al tatto. Sa che thick means wet, dry means done. Non ha mai visto i suoi quadri: per sapere se sono belli ha sempre dovuto fidarsi delle parole degli altri.

Non è un’invenzione poetica. Esistono pittori ciechi veri, come John Bramblitt ed Esref Armagan, che ha imparato da autodidatta colore, luce, ombra e prospettiva “vedendo” con i polpastrelli, al punto che gli scienziati di Harvard hanno misurato la sua corteccia visiva accendersi mentre disegna. Iris viene da lì. E dietro di lei c’è un numero che pochi conoscono: nel mondo 285 milioni di persone vivono con una disabilità visiva, 39 milioni sono completamente cieche, e il 90 per cento di loro vive in paesi a basso e medio reddito.

Il film immagina cosa succede quando una tecnologia di oggi entra in quella stanza: un’intelligenza artificiale che, attraverso un auricolare, nomina i colori sulla tela mentre Iris dipinge. Non le ridà gli occhi. Le ridà la sua tela.

Iris e Leo

Iris non è sola. Con lei c’è Leo, un gatto tabby arancione che è il suo compagno di vita, non un elemento di scena.

Leo ha le sue regole, e ci tenevo che le rispettasse fino in fondo, perché un animale vero non si comporta come un animale sceneggiato. Non sale mai sul tavolo da lavoro: quello è lo spazio sacro della pittura. Sta a terra, sullo sgabello, in grembo a Iris. Quando lei, per la frustrazione, sbatte un barattolo, Leo non se ne va composto: scatta via come un razzo, come farebbe qualsiasi gatto spaventato.

E cammina sui quadri stesi ad asciugare per terra, lasciando impronte arancioni. Quelle impronte sono la sua firma. Sono anche l’ultima immagine del film, ed è lì il cuore di tutta la storia: il lavoro non è mai stato solo mio. Leo still signs the paintings.

Due voci, una umana e una macchina

UNSEEN ha due voci, ed è stata una delle scelte più importanti.

La prima è quella di Iris: intima, bassa, lenta, come se parlasse a se stessa. La seconda è quella dell’AI, e l’ho lasciata volutamente sintetica. Avrei potuto renderla calda, quasi umana. Non l’ho fatto. Volevo che fosse onesta, che si sentisse che è una macchina, perché il dialogo del film è proprio quello tra una persona e uno strumento, senza fingere che lo strumento sia qualcosa che non è.

“It doesn’t give me back my eyes. It gives me back my canvas.”

Il momento che porta tutto a galla è una domanda che Iris sussurra: “Can you see what I feel?”. L’AI non risponde. C’è silenzio, e il battito del suo cuore. Poi arriva la frase su cui ho costruito l’intero film: “I still can’t see what I make. But now I know it’s mine. Not what I felt. What I chose.”

C’è una scelta di regia di cui vado particolarmente fiera. Nel punto più emotivo, mentre Iris piange, l’AI continua a descrivere fatti senza nessuna emozione: “The purple curve reaches toward the center. About twenty centimeters.” Il contrasto dice in pochi secondi tutto il senso del film. L’AI non sente. Ma le permette di sentire.

Come l’ho fatta davvero

UNSEEN è un cortometraggio di circa quattro minuti e mezzo, prodotto da sola, con l’AI generativa come strumento visivo principale. Ma generativa non vuol dire premere un tasto e aspettare la magia. È l’esatto contrario: ho diretto ogni inquadratura, scelto ogni movimento, scartato moltissimo.

Numeri di produzione: 97 video generati, 61 usati nel montaggio, 0 troupe sul set.

Le immagini e i movimenti li ho costruiti con Higgsfield Cinema Studio e Kling. Le due voci sono state realizzate con ElevenLabs. Montaggio, ritmo e musica (di libreria, royalty free, non generata dall’AI) in CapCut. Niente troupe, niente shooting, niente budget da major.

E qui c’è la cosa che mi interessa di più, anche fuori da questo film: una qualità di racconto che fino a poco tempo fa richiedeva mesi e cifre fuori portata, oggi è raggiungibile da una persona sola che sappia cosa sta cercando. Lo strumento esegue, non decide. Le decisioni restano tutte di chi dirige.

Quando dico da sola intendo questo: la regia, la direzione artistica, l’esecuzione tecnica e ogni singola scelta visiva sono mie. Dietro le quinte, però, ho potuto contare su un supporto prezioso. Oleksandr Moccogni mi ha affiancata sul metodo: mi ha aiutata a costruire i workflow per tirare fuori il meglio dagli strumenti di AI e a tradurre in pratica idee e concetti che, da sola, avrei impiegato molto di più a mettere a terra. Non ha diretto nulla del film. Ha reso più semplice e veloce dirigerlo io, togliendo di mezzo gli ostacoli tecnici e lasciandomi libera di concentrarmi sul racconto.

Cosa volevo dire

UNSEEN parla di AI for Good in modo letterale, perché l’assistenza visiva basata sull’intelligenza artificiale esiste già oggi, ed è gratuita: Be My Eyes, Seeing AI, Envision. Il film si chiude proprio su questo, su nero, in silenzio: “For 285 million people, the canvas is waiting.”

Ma il messaggio per me è più semplice di una lista di strumenti. È l’idea che la tecnologia, quando è fatta bene, non sostituisce le persone: restituisce loro qualcosa. Indipendenza, accesso, la possibilità di incontrare finalmente il proprio lavoro. Restituzione, non sostituzione.

Ginevra

UNSEEN è stato selezionato tra i dieci film finalisti dell’AI for Good Film Festival 2026, su oltre 1.300 candidature da tutto il mondo. Il festival è organizzato dall’ITU, l’agenzia delle Nazioni Unite per le tecnologie digitali, nell’ambito dell’AI for Good Global Summit di Ginevra.

I dieci film verranno proiettati insieme, sul grande schermo, il 9 luglio 2026, con una conversazione tra i registi e la giuria.

È un film piccolo su una cosa molto reale. Non avrei mai pensato che sarebbe arrivato fin qui. E sono felice che la prima volta che il mondo lo guarda, parli di chi il mondo, di solito, non lo guarda.

UNSEEN, un film di Erika Taranto. Supporto tecnico e workflow AI: Oleksandr Moccogni. AI for Good Film Festival 2026, Ginevra. erikataranto.com

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FAQ

Domande frequenti

Iris esiste davvero? +
No, Iris è un personaggio. Ma non è inventata dal nulla: si ispira a pittori ciechi reali come John Bramblitt ed Esref Armagan, che dipingono al tatto. E dietro di lei ci sono 285 milioni di persone che nel mondo vivono con una disabilità visiva.
L'AI ha fatto il film al posto tuo? +
No. L'AI è lo strumento visivo, non il regista. Ho scritto la storia, diretto ogni inquadratura, scelto i movimenti, le voci e il montaggio, e scartato la maggior parte di quello che ho generato. Lo strumento esegue, le decisioni sono mie.
Quali strumenti hai usato? +
Higgsfield Cinema Studio e Kling per immagini e movimento, ElevenLabs per le due voci, CapCut per montaggio e musica (di libreria, royalty free, non generata dall'AI).
Perché la voce dell'AI sembra così robotica? +
È voluto. Potevo renderla calda e umana, ho scelto di no. Il film è un dialogo onesto tra una persona e una macchina: volevo che si sentisse che è una macchina, senza fingere il contrario.
Un'AI che descrive i colori esiste davvero o è fantascienza? +
Esiste già oggi, ed è gratuita: Be My Eyes, Seeing AI, Envision. Il film immagina solo come questa tecnologia possa entrare nello studio di un'artista. Non è fantascienza, è il presente.
Dove posso vedere UNSEEN? +
UNSEEN viene proiettato all'AI for Good Film Festival di Ginevra il 9 luglio 2026, dove è tra i dieci finalisti. Dopo l'evento lo renderò disponibile online: il modo migliore per non perderlo è seguirmi sui canali.
Quanto è costato produrlo? +
Molto meno di quanto si immagina per un corto: l'ho realizzato da sola, senza troupe e senza budget da major. Ed è esattamente il punto: oggi una qualità di racconto che richiedeva mesi e cifre fuori portata è raggiungibile da una persona sola.
Le voci sono clonate da persone reali? +
No. Sono voci di sintesi, non cloni di persone esistenti. La musica è di libreria, non generata dall'AI.
Posso usare l'AI così anche per il mio brand? +
Sì, ed è quello che faccio. Lo stesso approccio che ha portato UNSEEN a Ginevra lo uso per spot, immagini e volti AI per i brand. Se vuoi parlarne, mi trovi nella sezione contatti.