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Unseen: come è nato il mio cortometraggio AI

Il dietro le quinte di UNSEEN, cortometraggio AI di Erika Taranto finalista all'AI for Good Film Festival 2026: la storia di Iris e le scelte di regia.

Erika Taranto Erika Taranto
Selezione ufficiale · AI for Good 2026 8 min di lettura
Unseen: come è nato il mio cortometraggio AI
Ascolta l'articolo ~8 min

Il dietro le quinte di UNSEEN, la storia di Iris, una pittrice cieca, e di un’intelligenza artificiale che impara a starle accanto. Un film costruito da sola, un’inquadratura alla volta, selezionato tra i dieci finalisti dell’AI for Good Film Festival 2026 dell’ITU a Ginevra.

Da dove è partito tutto

UNSEEN nasce da una domanda semplice: cosa vuol dire creare qualcosa di bello e non poterlo mai vedere.

La protagonista è Iris, una pittrice cieca dalla nascita. Dipinge con le mani, riconosce i colori dall’odore e dalla consistenza, mescola al tatto. Sa che thick means wet, dry means done. Non ha mai visto i suoi quadri: per sapere se sono belli ha sempre dovuto fidarsi delle parole degli altri.

Non è un’invenzione poetica. Esistono pittori ciechi veri, come John Bramblitt ed Esref Armagan. Armagan ha imparato da autodidatta colore, luce, ombra e prospettiva “vedendo” con i polpastrelli, al punto che gli scienziati di Harvard hanno misurato la sua corteccia visiva accendersi mentre disegna. Iris viene da lì. E dietro di lei c’è un numero che pochi conoscono: nel mondo 285 milioni di persone vivono con una disabilità visiva, 39 milioni sono completamente cieche, e il 90 per cento di loro vive in paesi a basso e medio reddito.

Il film immagina cosa succede quando una tecnologia di oggi entra in quella stanza: un’intelligenza artificiale che, attraverso un auricolare, nomina i colori sulla tela mentre Iris dipinge. Non le ridà gli occhi. Le ridà la sua tela.

Iris e Leo

Iris non è sola. Con lei c’è Leo, un gatto tabby arancione che è il suo compagno di vita, non un elemento di scena.

Leo ha le sue regole, e ci tenevo che le rispettasse fino in fondo: un animale vero non si comporta come un animale sceneggiato. Non sale mai sul tavolo da lavoro, perché quello è lo spazio sacro della pittura. Sta a terra, sullo sgabello, in grembo a Iris. Quando Iris, per la frustrazione, sbatte un barattolo, Leo non se ne va composto: scatta via come un razzo, come farebbe qualsiasi gatto spaventato.

E cammina sui quadri stesi ad asciugare per terra, lasciando impronte arancioni. Quelle impronte sono la sua firma. Sono anche l’ultima immagine del film, ed è lì il cuore di tutta la storia: il lavoro non è mai stato solo mio. Leo still signs the paintings.

Due voci, una umana e una macchina

UNSEEN ha due voci, ed è stata una delle scelte più importanti.

La prima è quella di Iris: intima, bassa, lenta, come se parlasse a se stessa. La seconda è quella dell’AI, e l’ho lasciata volutamente sintetica. Avrei potuto renderla calda, quasi umana. Non l’ho fatto. Volevo che fosse onesta, che si sentisse che è una macchina. Il dialogo del film è proprio quello tra una persona e uno strumento: niente finzioni su ciò che lo strumento è.

“It doesn’t give me back my eyes. It gives me back my canvas.”

Il momento che porta tutto a galla è una domanda che Iris sussurra: “Can you see what I feel?”. L’AI non risponde. C’è silenzio, e il battito del suo cuore. Poi arriva la frase su cui ho costruito l’intero film: “I still can’t see what I make. But now I know it’s mine. Not what I felt. What I chose.”

C’è una scelta di regia di cui vado particolarmente fiera. Nel punto più emotivo, mentre Iris piange, l’AI continua a descrivere fatti senza nessuna emozione: “The purple curve reaches toward the center. About twenty centimeters.” Il contrasto dice in pochi secondi tutto il senso del film. L’AI non sente. Ma le permette di sentire.

Come l’ho fatta davvero

UNSEEN è un cortometraggio di circa quattro minuti e mezzo, prodotto da sola, con l’AI generativa come strumento visivo principale. Ma generativa non vuol dire premere un tasto e aspettare la magia. È l’esatto contrario: ho diretto ogni inquadratura, scelto ogni movimento, scartato moltissimo.

Numeri di produzione: 97 video generati, 61 usati nel montaggio, 0 troupe sul set.

Le immagini e i movimenti li ho costruiti con Higgsfield Cinema Studio e Kling. Le due voci con ElevenLabs. Montaggio, ritmo e musica (di libreria, royalty free, non generata dall’AI) in CapCut. Niente troupe, niente shooting, niente budget da major.

E qui c’è la cosa che mi interessa di più, anche fuori da questo film. Una qualità di racconto che fino a poco tempo fa richiedeva mesi e cifre fuori portata oggi è raggiungibile da una persona sola, se sa cosa sta cercando. Lo strumento esegue, non decide. Le decisioni restano tutte di chi dirige.

Quando dico da sola intendo questo: la regia, la direzione artistica, l’esecuzione tecnica e ogni singola scelta visiva sono mie. Dietro le quinte, però, ho potuto contare su un supporto prezioso. Oleksandr Moccogni mi ha affiancata sul metodo. Mi ha aiutata a costruire i workflow per tirare fuori il meglio dagli strumenti di AI, e a tradurre in pratica idee che da sola avrei messo a terra molto più lentamente. Non ha diretto nulla del film. Ha reso più semplice e veloce dirigerlo io: toglieva di mezzo gli ostacoli tecnici e mi lasciava libera di concentrarmi sul racconto.

Cosa volevo dire

UNSEEN parla di AI for Good in modo letterale, perché l’assistenza visiva basata sull’intelligenza artificiale esiste già oggi, ed è gratuita: Be My Eyes, Seeing AI, Envision. Il film si chiude proprio su questo, su nero, in silenzio: “For 285 million people, the canvas is waiting.”

Ma il messaggio per me è più semplice di una lista di strumenti. È l’idea che la tecnologia, quando è fatta bene, non sostituisce le persone: restituisce loro qualcosa. Indipendenza, accesso, la possibilità di incontrare finalmente il proprio lavoro. Restituzione, non sostituzione.

Ginevra

UNSEEN è stato selezionato tra i dieci film finalisti dell’AI for Good Film Festival 2026, su oltre 1.300 candidature da tutto il mondo. Il festival è organizzato dall’ITU, l’agenzia delle Nazioni Unite per le tecnologie digitali, nell’ambito dell’AI for Good Global Summit di Ginevra.

I dieci film sono stati proiettati insieme, sul grande schermo, il 9 luglio 2026, con una conversazione tra i registi e la giuria.

È un film piccolo su una cosa molto reale. Non avrei mai pensato che sarebbe arrivato fin qui. E sono felice che la prima volta che il mondo lo guarda, parli di chi il mondo di solito non guarda.

UNSEEN, un film di Erika Taranto. Supporto tecnico e workflow AI: Oleksandr Moccogni. AI for Good Film Festival 2026, Ginevra. erikataranto.com

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FAQ

Domande frequenti

Di cosa parla UNSEEN? +
Della storia di Iris, una pittrice cieca dalla nascita che dipinge con le mani e non ha mai visto i suoi quadri, e di un'intelligenza artificiale che, tramite un auricolare, nomina i colori sulla tela mentre lei lavora. Non le ridà gli occhi, le ridà la sua tela. Il tema, detto in una parola: restituzione, non sostituzione.
Come si fa un cortometraggio con l'AI? +
Non premendo un tasto. Ho diretto ogni inquadratura, scelto ogni movimento e scartato moltissimo: 97 video generati, 61 usati nel montaggio, 0 persone in troupe. Immagini e movimenti con Higgsfield Cinema Studio e Kling, le due voci con ElevenLabs, montaggio e musica in CapCut. Lo strumento esegue, le decisioni restano tutte di chi dirige.
Quanto costa realizzare un cortometraggio AI? +
Non c'è stato un budget da major: niente troupe, niente shooting. Il costo reale sono gli abbonamenti agli strumenti, che cambiano piano e prezzo di continuo, e soprattutto il tempo e il materiale scartato. Una qualità di racconto che poco tempo fa richiedeva mesi e cifre fuori portata oggi è raggiungibile da una persona sola. Basta sapere cosa si sta cercando.
Quali strumenti hai usato per UNSEEN? +
Higgsfield Cinema Studio e Kling per costruire immagini e movimenti, ElevenLabs per le due voci (quella di Iris e quella, volutamente sintetica, dell'AI), CapCut per montaggio e ritmo. La musica è di libreria, royalty free, non generata dall'AI.
Qual è il miglior AI per creare video brevi? +
Non esiste il migliore in assoluto: per UNSEEN ho usato Higgsfield Cinema Studio e Kling, ma la scelta giusta dipende dal tipo di racconto. La differenza non la fa lo strumento più potente, la fa chi dirige: la qualità nasce dalle decisioni, non dal modello.
Dove è stato proiettato UNSEEN? +
È stato selezionato tra i dieci finalisti dell'AI for Good Film Festival 2026, organizzato dall'ITU, l'agenzia delle Nazioni Unite per le tecnologie digitali, su oltre 1.300 candidature da tutto il mondo. I dieci film sono stati proiettati insieme sul grande schermo il 9 luglio 2026 a Ginevra, nell'ambito dell'AI for Good Global Summit.
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